La fine può attendere, invano - CAPITOLO III

scritto da Giuseppe Palma
Scritto 18 giorni fa • Pubblicato 16 giorni fa • Revisionato 16 giorni fa
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Autore del testo Giuseppe Palma
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Nel libro di poesie “La fine può attendere, invano” emerge quanto la fine sia fondamentale per l’umanità, poiché rappresenta il presupposto essenziale per identificare il nostro ruolo nella storia.
- Nota dell'autore Giuseppe Palma

Testo: La fine può attendere, invano - CAPITOLO III
di Giuseppe Palma

CAPITOLO III

CHIACCHIERE DA BAR (ovvero la politica)

 

INTRODUZIONE

A tutte queste domande poste alla fine del precedente capitolo deve rispondere la politica, o almeno dovrebbe. Senza dubbio è un compito arduo e sbagliare non è così improbabile, oserei dire che lo sbaglio è la normalità visto che chi fa politica, chi la sa fare, agisce per approssimazioni successive. Data l’enorme complessità degli eventi che ha il dovere di gestire è praticamente impossibile accontentare tutti, anzi in tal caso risulterebbe quantomeno sospetto. Per fare questo ci vuole coraggio. D’altronde un buon politico altro non è che un funambulo in costante equilibrio tra il fare la scelta giusta per la società che rappresenta e il garantire la continuità del proprio servizio, per evitare che questo servizio venga offerto da malintenzionati, sempre pronti, in agguato.

Ma per fortuna non è sempre così, ad esempio quando si presentano situazioni in cui c’è poco da pensare, da discutere, la decisione è ovvia, a portata di mano.

L’umanità ormai da secoli ha identificato nella democrazia lo strumento corretto per la gestione dei popoli liberi. Dove i popoli rinunciano alla libertà (magari dopo anni di negligenza), rinunciano a scegliere, compaiono sistemi di gestione più ristretti e direttivi, che addirittura possono fare capo ad una singola persona, espressione massima del potere.

La libertà dei popoli è un aereo che vola alto, sopra le montagne, l’elica è composta da due pale che si equivalgono, ognuna cerca di prevalere sull’altra senza riuscirci, perché sono fissate ad un mozzo, che decide la direzione, quella giusta. Questo dualismo è tipico delle democrazie, ognuno cerca di portare il meglio di sé e garantisce che non prevalga il peggio.

 

DESTRA E SINISTRA

Riprendendo il tema della classificazione degli esseri umani, ricordo di essere rimasto spiazzato quando una delle mie care nipoti mi ha chiesto se io fossi di destra o di sinistra. In effetti non ci avevo mai pensato, e non avevo una risposta pronta. Le scelte politiche sono senza ombra di dubbio un buon modo per classificare e farsi classificare.

Avrei voluto rispondere “sono un essere umano”, ma sarebbe stato troppo facile, una offesa alla sua intelligenza. Quindi ho fatto peggio, non ho risposto e sono scappato!

Per rispondere a questa domanda credo sia prima necessario fare una riflessione riguardo al sistema economico alla base delle scelte di tutti i giorni, almeno nei paesi occidentali, il sistema capitalistico.

Più che di destra o di sinistra mi chiederei se fossi più o meno sostenitore del sistema capitalistico.

Questo sistema economico, che si basa sul consumo delle risorse, ha tra i vari obiettivi, quello di massimizzare il profitto creando la possibilità di guadagnare soldi attraverso il lavoro. Con questi soldi si compra merce e si genera altro lavoro.

Non si può di certo dire che non funzioni, oggi la nostra società si basa sul capitalismo e direi che, se guardiamo come vanno le cose nel resto del mondo, non ci possiamo lamentare.

Ma ci sono aspetti che purtroppo, nel tempo, sono stati trascurati.

Massimizzare è stato inteso come “non avere limiti”, e questo non va molto d’accordo con la sostenibilità delle azioni e con il mantenimento di un clima di giustizia sociale.

Estremizzando il concetto, si potrebbe arrivare a credere che tutto sia dovuto, che sia possibile soddisfare ogni desiderio, purché si abbiano i soldi per pagarlo.

Ma davvero ciò che paghiamo è il prezzo reale di ciò che acquistiamo?

 

 

Il capitalismo


Forse tutto è iniziato

dal dentista!

Quando ha detto

apri forte…

Non intendeva

spalanca le tue porte!

Ormai è fatta…

con due monete

al posto degli occhi

puoi ritirare il tuo premio!

È tutto ciò

che ti entra in bocca,

per soddisfare

ogni tuo desiderio!

 

Casalecchio di Reno, 26/09/2025

 

 

 

 

Di solito a contrapporsi al sistema capitalistico si pone l’ideologia comunista, per i nostalgici Comunismo. Questo può essere inteso come una forma di populismo ingenuo e pertanto, ahimè, destinato a fallire nella società “moderna” in cui viviamo. Benché nasca perseguendo scopi nobili, come l’idea di uno stato sociale giusto ed equo, che sappia prendersi cura di tutti allo stesso modo, non ha tenuto conto del fatto che le persone, evidentemente, non sono tutte uguali e che ognuno di noi fa di continuo il confronto tra ciò che ritiene gli debba essere dovuto e ciò che viene dato agli altri. Dove il comunismo è riuscito a diffondersi si è dovuto, ad un certo punto, imporlo con la forza, generando disparità tra una élite corrotta e il cosiddetto proletariato (a tal proposito suggerisco di leggere il “dottor Zivago” capolavoro di Boris Pasternak).

Ma questo non vuol dire che sia una ideologia giusta, semplicemente non può essere applicata alle società moderne in quanto tali, affamate di oggetti, spesso inutili, e statu simbol.

Oggi, l’ingenuità del comunismo nasce dal fatto che il populismo per sua natura ha bisogno di un nemico per poter sopravvivere, dove non c’è lo crea. Ma, come ho detto, il comunismo ha tra i suoi obiettivi principali il prendersi cura di tutti gli esseri umani, senza distinzione. Dunque, l’unico nemico che rimane è sé stesso. Chissà, forse è per questo che la classe politica più vicina a questa ideologia tende ad essere auto-distruttiva.

Del comunismo ammiro il coraggio della solidarietà, che si ritrova in tanti servizi sociali moderni, e la testardaggine, nel voler trovare a tutti i costi una via per un mondo più giusto ed equo.

Questo a volte si traduce in fervente passione per la politica, un amore spesso non corrisposto.

 


Er communismo

Chi viene

all’interrogazione?

Eccolo che

S’alza,

er cocco der padrone.

Meno male

che non ho studiato,

sennò facevo

la fine de ‘sto cojone!

 

E mo’ questa???

Non la sa!!!

Oh!!! Non ve girate!

Damoje ‘na mano!

 

Nun te preoccupà,

t’aiuto io!

Come dice?

Va punito er tossico

o lo spacciatore?”

Questa la so…

Er figlio der professore!

 

 

Casalecchio di Reno, 26/09/2025

 

 

 

Ok, ora rispondo alla domanda.

Di destra, di sinistra? Sono un imperdonabile ottimista!

Adesso però anch’io avrei una domanda.

Avreste voglia di fare con me un approfondimento sul populismo?

Lo prendo come un sì!

Avrei evitato volentieri quanto segue, ma poi mi è scappata, come un rigurgito, la prossima poesia, e quindi qualcosa devo dire.

In particolare, prendo spunto dalle recenti commemorazioni per la scomparsa dell’uomo duro, in camicia verde o canottiera, che ricordo, da bambino, insultare mio padre e tutti i lavoratori come lui, rei di essere nati, cresciuti, fuggiti e ritornati, nella bellissima terra di Basilicata, più in generale nel sud.

Ricordo che ogni tanto chiedevo a mio padre: “Ma dove li nascondi tutti questi soldi che rubi?”

Solo con il tempo ho capito il perché di quegli insulti, senza dimenticarli. Come dicevo, il populismo per esistere necessita di un nemico, e per l’uomo in camicia verde o canottiera era appunto il sud Italia, sproloquiando soluzioni semplici a problemi complessi, cosa devo dire molto apprezzata, come potrebbe esserlo un manuale tascabile Bignami o in tempi moderni l’AI, per uno studente che non ha studiato.

Risulta in questo caso ancora più evidente come alle persone in generale non importi più di tanto la realtà dei fatti, tutto regolare. Ma per chi come me, avendo avuto una formazione scientifica, tende a perseguire la verità, è inevitabile soffrire davanti a questa vasta operazione di manipolazione delle masse.

Ecco l’espressione del mio rigurgito.

 

Regolare


Il tuo tenermi

ancorato alla realtà

è una pietra al collo,

insensibile,

un mare da raccontare

e non posso parlare.

 

Eppure, tu ci riesci,

ma come fai?

 

Le bolle salgono

dal tuo sorriso verticale

verso un mondo

che non conosco

e preferisco ignorare,

dove il tempo

è una costante,

dove tutto è

regolare,

in ogni istante.                                           

 

Casalecchio di Reno, 06/09/2025

 

 

A qualcuno degli uomini in camicia verde non deve essere sfuggito però che, nel sud Italia, la popolazione non è poi così trascurabile in termini di teste votanti.

Così, come per magia, con la semplice imposizione delle mani e la scomparsa di un segno cardinale, il populismo attecchisce anche tra le bellissime sponde dell’ex magna Grecia, culla di storia e cultura classica.

Tutto ad un tratto l’infamante e l’offeso si stringono la mano. D’altronde, come noto, portare rancore non fa bene alla salute.

Non bisogna però dimenticare che così facendo viene meno il nemico… non c’è problema, ci pensa lo straniero, da sempre nel mirino delle camicie verdi.

Per chi ha la coscienza a posto, è evidente che le recenti immigrazioni negli stati europei, per quanto osteggiate in maniera più o meno legale, per evitare una vera e propria invasione, abbiano un effetto positivo sia in termini economici che sociali, se gestite in modo inclusivo da parte della politica e delle comunità (per il dettaglio sui potenziali danni dovuti ad una inversione di tendenza citofonare Brexit).

Certo c’è un tema di integrazione culturale molto complesso da gestire, ma per questo c’è la politica.

Nonostante le camicie verdi, per buona pace di tutti i populisti, aumenta continuamente il numero di immigrati. Alcuni di loro, pur avendo una formazione scolastica di pregio, si trovano a fare professioni che i giovani occidentali si guardano bene di fare, ma questo sfugge anche agli occhi più attenti delle camicie verdi.

Mia madre mi hai insegnato che per capire le persone bisogna provare a guardare il mondo dal loro punto di vista, mettersi nei loro panni. Ed è così che nella prossima poesia vesto anch’io una camicia verde.

 

Nel piazzale dei camion

Era presto,

Andando per le vie del lavoro,

dal parcheggio arrivai

mogio mogio al piazzale.

Non c’era anima viva,

nessuno mi poteva scoprire

quindi presi la mia decisione:

faccio meno strada e

taglio il piazzale.

Ma chissà da dove

sbucò il mulettista che

mi prese a sgridare, scuro in volto

non perché fosse arrabbiato,

semplicemente era molto abbronzato.

 

Il percorso è segnato, di qui non puoi tagliare…

È molto pericoloso e potresti farti male!

 

Ma chi si crede d’essere

questo non sa chi sono io!

Forse nessuno gli ha detto

che prima di me c’è solo dio.

Così altezzoso provai a spiegare:

 

“Guardi che il quadrato

del sentiero che avrei dovuto fare

sommato al quadrato

del percorso pedonale

è uguale al quadrato

del taglio nel piazzale,

quindi lo vedi?

Non c’è niente di male!

Sono cose poverino

che tu non puoi capire!

 

Stupìto si rese conto

del suo grande errore

così costernato mi rispose:

 

Mi scusi signor Pitagora,

non l’avevo riconosciuta …

Mi conceda l’occasione

per farmi perdonare.

Lasci che le mostri un percorso

forse a lei più congeniale

che corre lungo una retta

posta esattamente su un mezzo reale.

E’ la congettura di Riemman

con la sua zeta funzione,

che mette in fila i numeri primi

come un plotone di esecuzione.

Lei non può essere che primo,

sa, è un numero speciale!

In sua presenza la funzione

si inchina, sino a farsi annullare

ma mica un nullo qualsiasi

bensì uno zero non banale!”

 

Di certo uno sprovveduto

ma che ci volete fare

sapete come sono questi ragazzi

pensano che il mondo sia

tutto uguale…

Così decisi di congedarlo

Senza alcuna punizione:

 

“Non so chi sia ‘sto Riemann

tantomeno la sua zeta funzione

ma seguirò il tuo consiglio

perché sai, oltre ad essere primo,

sono anche un gran golosone!

Amo anch’io la confettura…

Specie al gusto

di fragola e lampone!”

 

Casalecchio di Reno, 12/03/2026

 

 

 

Ebbene, devo ammettere che questa camicia non mi sta poi così male!

D'altronde chi di noi può dire di non essere un po’ populista, almeno in casa propria, dai ammettiamolo!

A me, per esempio, a volte si gonfia la vena populista al collo recriminando che:

 In questa casa si mangia grazie al mio stipendio! E voi me lo rubate!! Moglie ladrona!!! Figlia immigrata!!!! E tu ragazzino? Di chi sei figlio!?

Urla di un vero uomo, che riecheggiano nella casa, ma che devo ammettere non sortiscono l’effetto sperato, seguite da una pausa di silenzio ed un impietoso coro “Hai finito?”

Forse per essere più incisivo dovrei provare a cambiare il colore della mia camicia… così tutti avrebbero rispetto di me, tutti sarebbero invitati a lodarmi!

 

La fine può attendere, invano - CAPITOLO III testo di Giuseppe Palma
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